Teorie dell'evoluzione nel corso della storia
Conosci le diverse teorie dell'evoluzione che sono state proposte nel tempo per spiegare la diversità delle specie?
Aggiornato il 17 luglio 2026
Nel corso della storia sono state proposte diverse teorie per spiegare la diversità che esiste tra le specie. Facciamo un percorso attraverso di esse.
Fissismo e creazionismo
All’inizio del XIX secolo la diversità tra le specie si giustificava come creazioni di Dio che rimanevano immutabili nel tempo. Da qui nacquero il creazionismo (creazione divina) e il fissismo (le specie non variano nel tempo). Entrambe le idee derivavano dall’interpretazione letterale della Genesi e di altri libri sacri. Tra i loro grandi sostenitori spicca Carl von Linneo, a cui dobbiamo l’attuale classificazione binomiale delle specie, mentre tra i suoi principali critici c’è Richard Dawkins, che ha contribuito in modo molto positivo al neodarwinismo (vedi più avanti).
Teoria del catastrofismo
Un fatto molto importante che screditò il fissismo fu la scoperta dei fossili (prove di esseri viventi che non esistevano più), che diede origine alla teoria del catastrofismo. Questa spiegava l’esistenza dei fossili, ma continuava a difendere il fissismo.
La teoria fu proposta dal naturalista Georges Cuvier, padre della paleontologia, il quale sosteneva che la scomparsa degli esseri viventi era conseguenza di qualche catastrofe naturale, ma che quegli esseri vissuti in epoche passate erano stati creati e si erano mantenuti senza cambiamenti. In conseguenza della scomparsa delle specie per catastrofi naturali, questo processo di creazione si sarebbe ripetuto ogni tanto.
Lamarckismo
Oggi non è una teoria accettata, ma è stata la prima a parlare di evoluzione. È conosciuta come trasformismo, lamarckismo o teoria dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti, ed è stata proposta da Jean-Baptiste de Lamarck: sosteneva che una specie si trasformava in un’altra nel corso del tempo. Affermava che:
- I cambiamenti prodotti nell’ambiente fanno sì che gli esseri viventi si adattino all’ambiente modificando alcuni organi in funzione del loro uso o del loro disuso, in modo che i caratteri originari vengano lentamente sostituiti da una serie di caratteri acquisiti.
- Poiché i caratteri acquisiti sono ereditabili, rimanevano di generazione in generazione.
- Gli organismi evolvono da forme semplici a forme complesse perché presentano una tendenza verso la complessità.

Darwinismo
Charles Darwin è considerato il padre dell’evoluzione. Lamarck fu il primo a parlare di evoluzione, ma le conoscenze attuali di genetica hanno smantellato la sua teoria, perché i caratteri acquisiti, come lo sviluppo muscolare, non si trasmettono alla discendenza. Si ereditano soltanto i caratteri la cui informazione risiede nei geni.
La teoria dell’evoluzione, o darwinismo, non fu sviluppata soltanto da Darwin: Alfred Russel Wallace giunse alle stesse conclusioni in modo parallelo, e il suo sostegno fu decisivo perché Darwin pubblicasse il suo libro. Darwin compì un viaggio di cinque anni intorno al mondo, durante il quale fece numerose osservazioni e raccolse molte informazioni con cui poté elaborare la sua teoria. Tutte queste informazioni le raccolse nel suo libro L’origine delle specie.
Il darwinismo sostiene che l’evoluzione non dipende dai cambiamenti dell’ambiente, ma dal caso della genetica. Anche se la parola mutazione ha spesso una connotazione negativa, l’evoluzione è possibile grazie a esse, alle mutazioni casuali che si verificano nel nostro materiale genetico.
All’interno di questa grande diversità genetica che esiste tra gli esseri viventi, l’ambiente gioca un ruolo molto importante, noto come selezione naturale (l’ambiente seleziona gli organismi meglio adattati in base a quella variazione casuale). All’interno di una popolazione, gli individui con variazioni vantaggiose, che conferiscono un migliore adattamento all’ambiente, sopravvivono di più, si riproducono di più e trasmettono i cambiamenti alla discendenza. Al contrario, gli individui con variazioni svantaggiose hanno meno probabilità di sopravvivere e, quindi, di riprodursi. In questo modo, in modo continuo e graduale, le specie cambiano, in una lotta per la sopravvivenza.

Neodarwinismo
Questa è la teoria attuale dell’evoluzione, e unisce le conoscenze di diverse aree della biologia, come la genetica, la paleontologia, la biochimica, l’ecologia e la genetica delle popolazioni. Fisher, Haldane, Wright, Dobzhansky, Mayr, Huxley, Simpson, Stebbins, Richard Dawkins, Futuyma, Gould e Smocovitis furono grandi contributori di questa teoria.
I punti su cui si basa il neodarwinismo, o teoria sintetica dell’evoluzione, sono i seguenti:
- Non accetta l’ereditarietà dei caratteri acquisiti (teoria di Lamarck) – contributo della genetica mendeliana.
- Negli individui asessuati l’unica fonte di variabilità genetica è la comparsa di mutazioni. Negli individui a riproduzione sessuata lo sono le mutazioni e il processo di ricombinazione genica, ed è la selezione naturale ad agire su tale variabilità genetica – contributo della genetica mendeliana.
- La selezione naturale produce cambiamenti nell’insieme di alleli di una popolazione, per cui gli alleli che conferiscono agli individui che li portano un fenotipo vantaggioso aumentano la loro frequenza nella popolazione – contributo della genetica delle popolazioni.
- Evolve la popolazione, non gli individui, perché è il risultato della riproduzione a portare all’evoluzione – contributo della genetica delle popolazioni.
- L’evoluzione avviene in modo graduale, come sosteneva Darwin. L’evoluzione è il risultato di piccoli cambiamenti nelle frequenze di diversi alleli in una popolazione (frequenze di popolazione), quindi il processo che porta alla comparsa di una nuova specie è molto lungo – contributo della genetica delle popolazioni.
- La speciazione avviene quando compaiono meccanismi di isolamento riproduttivo tra le popolazioni di una specie, perché lo scambio di geni tra di esse si interrompe – contributo della biogeografia.
Per riassumere la teoria attuale dell’evoluzione, possiamo dire che oggi si sa che la variabilità genetica deriva dalle mutazioni e dal processo di ricombinazione genetica, e che è l’ambiente ad agire su questa variabilità genetica, innescando il cambiamento evolutivo in un processo noto come selezione naturale.

All’interno del neodarwinismo vogliamo mettere in evidenza un’opera che ha avuto un grande impatto, Il gene egoista (1976) di Richard Dawkins, che ha reso popolare l’evoluzione vista dal punto di vista dei geni (teoria del gene egoista). Questa teoria sostiene che sono i geni, e non gli individui, gli agenti su cui opera l’evoluzione: una teoria davvero rivoluzionaria, che puoi approfondire qui.
Quali prove sostengono la teoria dell’evoluzione?
Esistono numerose prove che sostengono la teoria dell’evoluzione, perché dimostrano che gli esseri viventi hanno un’origine comune.
- Prove anatomiche: confrontano le strutture corporee degli organismi per stabilire possibili rapporti di parentela.

- Prove paleontologiche: si basano sullo studio dei fossili e dimostrano l’evoluzione, perché molti fossili presentano una certa somiglianza con le specie attuali o forme intermedie tra due specie attuali, come il fossile Archaeopteryx (caratteri di rettile e di uccello).
- Prove embriologiche: confrontano lo sviluppo embrionale di animali diversi, mostrando la grande somiglianza che molti animali presentano nelle prime fasi dello sviluppo.

- Prove biogeografiche: si basano sullo studio della distribuzione geografica delle specie. La teoria dell’evoluzione afferma che gli organismi che vivono insieme in una determinata area evolvono in modo simile, ma che quando alcune popolazioni rimangono isolate tendono a evolvere verso forme diverse, come è accaduto con le scimmie dell’Africa, dell’America del Sud e dell’Asia.
- Prove biochimiche: confrontano specie diverse a livello molecolare, stabilendo la parentela evolutiva tra di esse (tanto maggiore quanto più sono simili a livello molecolare). I metodi più utilizzati si basano sulle sequenze di DNA e di amminoacidi (componenti delle proteine). Grazie a questa metodologia sono stati elaborati alberi filogenetici che rappresentano i rapporti di parentela tra gli esseri viventi.
L’evoluzione è il risultato di un processo di milioni di anni: un processo lungo e lento, il cui risultato siamo noi, gli esseri viventi che abitano oggi il pianeta. Se ci concentriamo sugli esseri umani, l’evoluzione è iniziata in Africa. Da lì, migliaia di anni fa, ebbe luogo il famoso processo di colonizzazione che ha portato gli esseri umani in ogni angolo del pianeta Terra. Se ti interessa conoscere il percorso dei tuoi antenati, puoi farlo con il test del DNA sulle origini di ADNTRO (oppure caricando il tuo file RAW), con il quale determineremo, tra molte altre informazioni, i tuoi aplogruppi (la traccia lasciata dai diversi gruppi demografici di Homo sapiens nel loro lungo cammino di colonizzazione).
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La genetica influisce, ma da sola non determina la tua salute, il tuo comportamento né il tuo futuro.